Storie di sport

Ray, l’uomo molla

Di Ruben Chiommino e Domenico Traversi

Questa è la storia di un ragazzino di nome Ray, che abitava in una cittadina di nome Lafayette.

Un giorno dell’ottobre 1885 arrivò a casa di Ray un medico che voleva parlare a sua madre della brutta malattia che aveva colpito il figlio. Si trattava di una malattia incurabile. Era da un bel po’ che Ray stava sdraiato sul letto per un’influenza cattiva che colpiva le gambe e non solo quello: le gambe gli si allungarono di ben 20 centimetri, erano dei veri e propri trampoli. Ascoltare le parole del dottor Pollack fece piangere sia lui che sua madre. Non avrebbe mai più potuto camminare. Ad un certo punto Ray sentì una mano che gli toccava la spalla: era Cat, un suo amico importantissimo che gli aveva insegnato tutto nella vita, una persona molto silenziosa ma che era a modo suo affettuosa. Come lo aveva aiutato prima lo aiutò ancora: lo aiutò a riiniziare a saltare. Gli mise una corda davanti e gli disse di provare a saltarla. I giorni passavano, la corda era sempre più alta e lui sempre più bravo. Non sapeva correre veloce, a malapena sapeva camminare, ma in compenso quando saltava sembrava che avesse le molle sotto i piedi e nessuno sapeva spiegare il perché, neanche il dottor Pollack. A scuola nelle gare di salto da fermo non aveva nessun rivale. Era un ottimo studente e a diciott’anni si iscrisse all’ università di Purdue. Molti dicevano che si doveva iscrivere alle olimpiadi. Lui disse che era molto impegnato con gli studi di ingegneria idraulica e che non voleva distrarsi. Dopo aver concluso gli studi e aver preso la laurea trovò lavoro a New York e si trasferì lì. Ogni tanto tornava a casa, e un giorno di quelli sua madre gli sorrise in modo malinconico. Cat era scomparso da una settimana, e l’ultima persona che l’aveva avvistato aveva detto che era entrato nel bosco. Ray il giorno dopo tornò a casa e si iscrisse al New York Athletic Club: voleva andare alle olimpiadi di Parigi che si sarebbero svolte nel 1900. Quando arrivò lì, più che gare olimpioniche sembrava una festa di paese: c’erano incontri di tutti i tipi, da incontri di bocce a incontri di addestramento al piccione.

Raymond Clarence Ewry: i giornalisti lo notarono e lo chiamarono uomo molla. Ray non deluse le aspettative: saltò 3 Metri e 21 centimetri nel lungo, e vinse. Migliorò per due volte il record mondiale. In quell’anno vinse tre medaglie d’oro.

La gente gli saltò addosso per festeggiarlo e lui tra la folla ebbe per un attimo l’impressione di vedere per un attimo una sagoma che si dirigeva verso il bosco. Era lui, Cat.

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