Parole · Portatori di memoria

Sant’Anna di Stazzema, per non dimenticare

Bianca Baratto  

SANT’ANNA DI STAZZEMA: 12 AGOSTO 1944

Sant’Anna è una frazione di Stazzema, un comune toscano in provincia di Lucca. Il 12 agosto del 1944, durante la Seconda guerra mondiale, i tedeschi penetrarono nel borgo e uccisero tutti gli abitanti e i moltissimi sfollati che si trovavano lì. Molti, prima di morire, vennero torturati. Tanti uomini erano fuggiti, o a combattere, o a nascondersi; le donne e i bambini, invece, erano rimasti lì. I tedeschi non risparmiarono nessuno. Ogni anno, il 12 agosto, si commemora questo crudele episodio per ricordare tante persone uccise senza colpa dai nazifascisti.

A Sant’Anna di Stazzema, camminando per pochi minuti lievemente in salita, si possono raggiungere una lapide e un monumento commemorativo. Lungo il cammino si possono osservare delle piccole stazioni con dei bassorilievi, due per stazione. In uno è rappresentata una scena delle sofferenze di Gesù quando dovette portare la croce, la seconda rappresenta una tortura dei tedeschi paragonata all’episodio biblico. 

Sulla lapide si possono leggere tutti i nomi delle persone uccise e per alcune anche la rispettiva età. La vittima più giovane fu una bambina di venti giorni, Anna Pardini.

L’anno scorso, un artista di nome Gianni Moretti ha costruito 27 mila cardi metallici, calcolando più o meno i giorni che questa bambina non ha potuto vivere: un cardo per giorno. I cardi hanno una capocchia rotonda dorata e uno stelo con foglie di metallo. Il tutto termina con una punta tipo picchetto. Recandosi alla sede del Comune di Milano nell’autunno del 2019, si poteva prenderne uno o più a testa: erano disposti in cerchio nel cortile di Palazzo Marino. Chi li aveva presi doveva impegnarsi a piantarli entro il 12 agosto con l’aiuto di un martello nel punto che preferiva lungo il sentiero nel bosco che da Sant’Anna porta fino a Culla, un’altra frazione di Stazzema. 

La gente è stata molto creativa: ce ne sono piantati in cavità di alberi, in buchi nelle rocce e sul sentiero. Alcuni hanno perfino l’iniziale del nome di chi l’ha piantato. L’obiettivo di questo artista è che riflettano la luce del sole. 

Parole · Portatori di memoria

Pom

Andrea Braglia, portatore di memoria 

La storia che vi racconto oggi mi è stata detta da mia nonna che li è stata raccontata da sua madre perché lei era troppo piccola. Il racconto si svolge circa nel 1945  in una frazione del comune di Bomporto in provincia di Modena di nome Solara lì viveva mia nonna con tutta la sua famiglia. In  quel periodo il paese era stato occupato dai Tedeschi e c’era un soldato Tedesco che aveva legato molto con i cittadini di Solara, sopratutto con i miei bisnonni. La sera, molte volte, dopo aver finito il suo turno, senza farsi vedere, veniva di fronte a casa dei genitori di mia nonna, bussava alla porta e loro dicevano ‘chi è?’ e lui rispondeva ‘ sono Pom’, che in dialetto significa mela. Quel nomignolo  lo utilizzavano come nome in codice, così i miei bisnonni capivano che era lui e lo facevano entrare.

Quando veniva  a casa dei miei bisnonni a mangiare o a fare una chiacchierata, tutti insieme si divertivano molto e per lui erano come fossero la sua famiglia in Italia, perché lui aveva già una famiglia in Germania, una moglie e dei figli e gli mancavano, ma gli piaceva stare qui.

Un giorno Pom è entrato velocemente in casa dei nonni di mio padre piangendo. Il motivo perché stava piangendo era che gli ufficiali Tedeschi gli avevano ordinato, prima di ritirarsi, poiché stavano per arrivare gli Alleati di bruciare Solara, ma lui disse ai miei bisnonni che non avrebbe mai incendiato il paese e così Solara si salvò. Qualche giorno dopo al mio bisnonno  dissero che Pom era stato ucciso per non aver eseguito l’ordine. Quel giorno fu molto triste per tutto il paese. POM verrà sempre ricordato come una persona umile

Parole · Portatori di memoria

Una scelta di vita

Alfredo Coccia, portatore di memoria

Mia nonna è nata a Genova, il 23 marzo del 1935. La memoria che voglio raccontare inizia quando a 15 anni visitò il centro  Don Orione a Genova . Era istituto creato per i bambini orfani o  abbandonati dalla famiglia. Quello che vide  la colpì profondamente. C’erano bambini chiusi in gabbie o costretti e legati  nel letto. Bambini malati non solo nel corpo ma anche nella mente.  Urla e tanto dolore. Si ricorda ancora di una bambina, a distanza di tantissimi anni.

Passano gli anni e ci catapultiamo nel 1968, durante i movimenti studenteschi, lei si trovava  a Parigi per studiare psicologia nell’età infantile. Quella Bambina del Don Orione l’aveva spinta fino all’università. A Parigi si discuteva molto dei manicomi, di istituti chiusi dove la  “pazzia” o malattia mentale era da isolare, recludere e nascondere. Mia nonna si avvicinò con convinzione al movimento della psichiatria che sosteneva la chiusura dei manicomi e di impostare un nuovo modo di lavorare con i pazienti malati di mente. I pazienti non erano oggetti da costringere o aggiustare con farmaci, ma persone da ascoltare, capire e non da nascondere. Da Parigi si spostò a Trieste, li incontrò Franco Basaglia. Iniziò a fare volontariato nell’ospedale psichiatrico di Trieste, si occupava dei laboratori di disegno e arte con i ragazzi e adulti della clinica. Ha sempre definito le persone “diverse” , non diverse ma “gioielli da scoprire”.  Da tutte queste esperienze, ha deciso di  dedicarsi al settore della psicologia e ancora oggi, a 85 anni, ci lavora ancora.

Il suo approccio testardo e determinato, convinto che la generalizzazione sia un grande difetto, la guida oltre che sul lavoro anche nei viaggi che fa sull’Himalaya per  aiutare le bambine nepalesi e tibetane, escluse dalle scuole,  sempre alla ricerca di “gioielli da scoprire”.

il mio 25 aprile e il mio primo maggio · Parole · Portatori di memoria

Buon Primo Maggio

Di Sophie Mejean

Oggi è il 1° maggio in questa data viene celebrata in molti paesi del mondo la Festa dei lavoratori, per ricordare tutte le loro lotte a sostegno della conquista dei loro diritti.
Bisogna sempre pensare al 1° maggio come un giorno di memoria, ma soprattutto di lotta, per fare in modo che i diritti conquistati dai lavoratori che hanno portato un avanzamento generale a tutta la società libera e democratica non vengano pian piano smantellati.
La nostra Costituzione dice, nel suo primo articolo, che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, proprio perché i nostri Padri costituenti giustamente vedevano nella centralità di un lavoro dignitoso e giusto un elemento di emancipazione e libertà per tutte le donne e tutti gli uomini di questo paese.
Buon primo maggio a tutti.

 

Parole · Portatori di memoria

Luigi, il fratello di mio nonno

Quello che segue è un contributo Alex Giammaruco, portatore di memoria.

Il fratello di mio nonno che si chiamava Luigi era un poliziotto italiano  aveva capito quello che stava succedendo in Italia; aveva capito che il nazismo e il fascismo erano un male e lui non voleva più stare al servizio dello stato. Decise di non eseguire  più gli ordini, come  arrestare dei cittadini che tenevano ebrei nascosti o giustiziare partigiani.

Dopo questa decisione venne preso e messo in un carro che lo portava in Germania. Quando arrivò a Torino il carro venne assalito e Luigi venne liberato da alcuni partigiani.  Ma poiché lui viveva in Puglia e non poteva attraversare le grandi città perché  rischiava di essere preso, fece tutto a piedi, da Torino alla Puglia.  Una lunghissima camminata insieme a un suo amico. Arrivò a casa dopo due mesi e non venne più preso.

Questo scritto vuole ricordare Luigi,  per il coraggio che ha avuto e per essere stata una persona con un’anima grande.

il mio 25 aprile e il mio primo maggio · Parole · Portatori di memoria

Un omaggio a chi è morto per il lavoro

Di Matilda Schiavone

Il 1 maggio è la festa dei lavoratori, di lotte per i diritti e per la riduzione della giornata lavorativa.

Questa giornata nasce nel 1866 dopo una promozione del governo a Chicago.

Ci sono state persone morte per i diritti e ora non vediamo l’ora di ritornare a casa e pensare “evviva domani è l’1 maggio e non si lavora”, ma bisogna pensare che molte persone hanno perso la vita per arrivare a ottenere la libertà   une lavoro sicuro e non pericoloso.

Le leggi per i lavoratori sono state fatte proprio per tutti, ma molti non hanno ancora questi diritti e infatti molte persone dall’altra parte del mondo o anche da questa parte del mondo addirittura non hanno nemmeno il lavoro! Ma i diritti sono necessari e irrinunciabili per tutti, per tutte le persone, tutti i bambini. Se così non fosse la nostra comunità andrebbe  a rotoli.

 Grazie a tutte le persone che hanno cercato nella loro vita di andare contro le ingiustizie! 

Grazie a tutte le persone che anche nella vita quotidiana, se vedono un’ingiustizia non stanno zitte, ma parlano e si indignano contro le persone che invece calpestano i diritti.

 E poi mi fa arrabbiare pensare che alcuni diritti non ci sono ovunque, per esempio il diritto di andare a scuola. Non tutti possono andare a scuola, il diritto di mangiare, non tutti purtroppo possono mangiare, non tutti ne hanno i mezzi.

Tutte le persone che hanno lottato per ottenere diritti per i lavoratori, contro lo sfruttamento dei lavoratori, sono state fondamentali per tutti.

Oggi  è un giorno veramente felice e speciale perché ti rendi conto di quanto le persone a volte possano essere meritevoli e possano aiutare la gente. 

Apprezziamo tutti il lavoro, perché è un diritto faticosamente conquistato, non odiamolo ma neanche “esageriamo”.

Grazie per la lettura.

Parole · Portatori di memoria

Memoria e filanda

Un racconto della prof Albertini.

 Ho ritrovato questo volantino distribuito agli operai, tra il 1910 e il 1915 ai cancelli della filanda di Cormano in provincia di Milano, dove lavorava mia nonna.

Mia nonna che si chiamava Virginia Astesani era nata nel 1893, era andata a scuola fino alla seconda elementare e a stento sapeva leggere.

Mi ha sempre recitato questo testo a memoria dicendo che lei, giovanissima, semi-analfabeta, quando lo aveva letto per la prima volta aveva capito quanto fossero vere le parole riportate e quanto la sua situazione si rispecchiasse nel testo.

La mia nonna è arrivata fino a 104 anni.

 

Orsù compagne andiamo

Il fischio già ci chiama

Mentre la ricca dama, stanca di amoreggiar

Inizia a riposar

    Sono le 5 appena

    Ma già il padron ci vuole

    Ci aspettano le spole, andiamo a lavorar

    Il ricco ad ingrassar

Se ci si spezza il filo

Il direttor ci insulta

E poi con una multa lui ci dimezza il pan, non mangerem doman

    Noi siamo ognor sfruttate

    Noi siamo ognor divise

    Perché non ci associam, perché non combattiam?

Orsù compagne andiamo

Più nulla temeremo

Se unite noi saremo

Non dovrem più soffrir perché nostro è l’avvenir!!!

 

 

il mio 25 aprile e il mio primo maggio · Parole · Portatori di memoria

Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere.

Articolo di Sophie Mejean

Oggi è il 25 aprile il giorno della festa della Liberazione!

La festa della Liberazione d’Italia, conosciuta anche come anniversario della Resistenza, è la giornata nella quale si rende omaggio ai partigiani di ogni fronte che a partire da 1943 contribuirono alla liberazione dell’Italia dal governo fascista e dall’occupazione del paese da parte dei nazisti.

La resistenza era inizialmente composta da poche migliaia di uomini, assunse consistenza grazie ad una vasta partecipazione di operai e contadini. 

Il 25 aprile, però, non è solamente un giorno ma anche un momento in cui bisogna prendersi del tempo per riflettere, riflettere al fatto che l’Italia che conosciamo oggi con le sue libertà e la sua costituzione, per cui i nostri genitori, nonni e bisnonni hanno lottato duramente, non è stata un regalo ma una conquista. 

Essa è una conquista che va ricordata, tramandata, protetta e coltivata.

Se mai qualcuno dovesse minacciare la tua libertà o quella dei più deboli tu devi far sentire la tua voce, combattere i soprusi, scendere per manifestare quello in cui credi.

Il 25 aprile consegna nelle nostre mani l’impegno a non arretrare mai davanti a ogni forma di fascismo e di oppressione, soprattutto verso i più deboli perché i fascisti e gli oppressori cominciano sempre attaccando loro per poi arrivare a togliere la libertà a tutti.

Pochi partigiani sono ancora in vita ed è per questo che noi dobbiamo prenderci l’impegno di continuare a manifestare e a raccontare quel 25 aprile 1945 che ci ha reso un paese libero e democratico grazie alla lotta e al sacrificio di molti partigiani morti per la libertà.

Essendo la libertà partecipazione domani in questo insolito 25 aprile alle 15:00 affacciamoci tutti, grandi e piccoli, dai balconi e dalle finestre intonando le parole dell’inno partigiano “Bella Ciao” e facciamo sempre in modo che tutte le persone morte per la nostra libertà non siano morte invano.

Buon 25 aprile a tutti.