Parole · Un blog per amico - tutorial

La pastiera, una torta di famiglia

Mia mamma dice che esiste una ricetta per la pastiera per ogni famiglia campana. Questa è la ricetta di mamma, cioè della nostra famiglia.

La pastiera è composta da un guscio di pasta frolla e un ripieno a base di ricotta e grano cotto. Ed il gusto cambia molto a seconda dei profumi che si usano. Mamma usa questi, ma diremo “quanto basta”, perché la quantità dipende dai gusti.

Ingredienti

Frolla:

due tuorli e un uovo intero, 500 g di farina 00, 250 g burro o strutto,200 g zucchero, un pizzico di sale, scorza di limone grattugiata qb

Ripieno:

1 barattolo di grano cotto

1 cucchiaio di burro o strutto

2 dl di latte

800 g ricotta di pecora

700 g zucchero

7 uova interi e 3 tuorli

Arancia e cedro canditi, una confezione

1 fiala di aroma di fior d’arancio

Cannella qb

Scorza di Limone e/o arancia grattugiata qb

Zucchero a velo per decorare

Impastare gli ingredienti della frolla, lavorare il meno possibile e mettere in frigo a rassodare.

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In un pentolino versare il grano, il latte e il burro fino ad ottenere un composto omogeneo e cremoso. Raffreddare.Versare in un recipiente capiente uova, ricotta e zucchero e frullare. Aggiungere poi tutti gli altri ingredienti, compreso il grano raffreddato.

FOTO 2

Stendere la frolla, versare il ripieno, ed infine coprire con della strisce di frolla a formare una griglia a maglie larghe.

FOTO 3

In forno a 180 gradi per 40 minuti. Ma ognuno conosce il proprio forno… la frolla dev’essere cotta.

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Una volta fredda cospargere di zucchero a velo.

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Parole · Portatori di memoria

Pom

Andrea Braglia, portatore di memoria 

La storia che vi racconto oggi mi è stata detta da mia nonna che li è stata raccontata da sua madre perché lei era troppo piccola. Il racconto si svolge circa nel 1945  in una frazione del comune di Bomporto in provincia di Modena di nome Solara lì viveva mia nonna con tutta la sua famiglia. In  quel periodo il paese era stato occupato dai Tedeschi e c’era un soldato Tedesco che aveva legato molto con i cittadini di Solara, sopratutto con i miei bisnonni. La sera, molte volte, dopo aver finito il suo turno, senza farsi vedere, veniva di fronte a casa dei genitori di mia nonna, bussava alla porta e loro dicevano ‘chi è?’ e lui rispondeva ‘ sono Pom’, che in dialetto significa mela. Quel nomignolo  lo utilizzavano come nome in codice, così i miei bisnonni capivano che era lui e lo facevano entrare.

Quando veniva  a casa dei miei bisnonni a mangiare o a fare una chiacchierata, tutti insieme si divertivano molto e per lui erano come fossero la sua famiglia in Italia, perché lui aveva già una famiglia in Germania, una moglie e dei figli e gli mancavano, ma gli piaceva stare qui.

Un giorno Pom è entrato velocemente in casa dei nonni di mio padre piangendo. Il motivo perché stava piangendo era che gli ufficiali Tedeschi gli avevano ordinato, prima di ritirarsi, poiché stavano per arrivare gli Alleati di bruciare Solara, ma lui disse ai miei bisnonni che non avrebbe mai incendiato il paese e così Solara si salvò. Qualche giorno dopo al mio bisnonno  dissero che Pom era stato ucciso per non aver eseguito l’ordine. Quel giorno fu molto triste per tutto il paese. POM verrà sempre ricordato come una persona umile

Parole · Portatori di memoria

Una scelta di vita

Alfredo Coccia, portatore di memoria

Mia nonna è nata a Genova, il 23 marzo del 1935. La memoria che voglio raccontare inizia quando a 15 anni visitò il centro  Don Orione a Genova . Era istituto creato per i bambini orfani o  abbandonati dalla famiglia. Quello che vide  la colpì profondamente. C’erano bambini chiusi in gabbie o costretti e legati  nel letto. Bambini malati non solo nel corpo ma anche nella mente.  Urla e tanto dolore. Si ricorda ancora di una bambina, a distanza di tantissimi anni.

Passano gli anni e ci catapultiamo nel 1968, durante i movimenti studenteschi, lei si trovava  a Parigi per studiare psicologia nell’età infantile. Quella Bambina del Don Orione l’aveva spinta fino all’università. A Parigi si discuteva molto dei manicomi, di istituti chiusi dove la  “pazzia” o malattia mentale era da isolare, recludere e nascondere. Mia nonna si avvicinò con convinzione al movimento della psichiatria che sosteneva la chiusura dei manicomi e di impostare un nuovo modo di lavorare con i pazienti malati di mente. I pazienti non erano oggetti da costringere o aggiustare con farmaci, ma persone da ascoltare, capire e non da nascondere. Da Parigi si spostò a Trieste, li incontrò Franco Basaglia. Iniziò a fare volontariato nell’ospedale psichiatrico di Trieste, si occupava dei laboratori di disegno e arte con i ragazzi e adulti della clinica. Ha sempre definito le persone “diverse” , non diverse ma “gioielli da scoprire”.  Da tutte queste esperienze, ha deciso di  dedicarsi al settore della psicologia e ancora oggi, a 85 anni, ci lavora ancora.

Il suo approccio testardo e determinato, convinto che la generalizzazione sia un grande difetto, la guida oltre che sul lavoro anche nei viaggi che fa sull’Himalaya per  aiutare le bambine nepalesi e tibetane, escluse dalle scuole,  sempre alla ricerca di “gioielli da scoprire”.

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Donnie Darko-film della settimana

Articolo di Niccolò Cannarozzo


Genere:Fantastico/ Fantascientifico/thriller/drammatico
Data di uscita:2001
Regista:Richard Kelly
Distribuzione in italiano:Moviemax Attori: Jake Gyllenhaal, Jena Malone
Trama: Siamo negli anni ’80 e Donnie Darko è un ragazzo in crisi esistenziale, che soffre di schizofrenia e sonnambulismo. Una notte scampa alla morte perchè un coniglio antropomorfo, Frank, lo conduce fuori casa, dove invece precipita il motore di un aereo. Frank gli annuncia la data molto prossima della fine del mondo. Da questo annuncio il film si sviluppa fino alla sorprendente conclusione finale.
Commento Personale: Film Cult, molto bello, difficile da capire ma che fa riflettere.

Parole

RECENSIONE ATYPICAL

Articolo di Irene Brambille e Alfredo Coccia


Atypical è una serie Netflix composta da tre stagioni di circa dieci episodi, ognuno di circa mezz’ora. La serie parla di un ragazzo autistico di nome Sam amante dei pinguini e dell’antartide che, a diciott’anni, decide di trovarsi una ragazza. Sostenuto dall’amico Zahid, esperto di ragazze, si butterà a capofitto in questa storia, mettendo un po’ a subbuglio la famiglia. Sua madre è iperprotettiva, come se non volesse che il figlio cresca. Inoltre tradisce il marito con un barista e la sua vita precipita in un abisso. Il mio personaggio preferito è la sorella di Sam: Casey, un’atleta brava a tal punto che verrà selezionata da una scuola di lusso. Casey ha un rapporto molto bello con il fratello anche se spesso si comporta male con lui. La serie tratta ovviamente l’autismo, ma molto meno di quanto ci si possa immaginare; parla anche delle conseguenze terribili delle bugie, le quali sono davvero presenti nella serie. Una cosa bella di questa serie è che guardandola ti senti a tuo agio, forse per la credibilità del tutto. L’attore che interpreta Sam è davvero bravo, anche perchè per entrare meglio nella parte ha letto molti libri sull’autismo. Insomma, questa serie è molto bella, forse all’inizio un po’ noiosa ma si fa avvincente dopo poche puntate, e non riesci più a staccarti dallo schermo. Aspettiamo la quarta stagione, che uscirà nel 2021.

il mio 25 aprile e il mio primo maggio · Parole · Portatori di memoria

Buon Primo Maggio

Di Sophie Mejean

Oggi è il 1° maggio in questa data viene celebrata in molti paesi del mondo la Festa dei lavoratori, per ricordare tutte le loro lotte a sostegno della conquista dei loro diritti.
Bisogna sempre pensare al 1° maggio come un giorno di memoria, ma soprattutto di lotta, per fare in modo che i diritti conquistati dai lavoratori che hanno portato un avanzamento generale a tutta la società libera e democratica non vengano pian piano smantellati.
La nostra Costituzione dice, nel suo primo articolo, che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, proprio perché i nostri Padri costituenti giustamente vedevano nella centralità di un lavoro dignitoso e giusto un elemento di emancipazione e libertà per tutte le donne e tutti gli uomini di questo paese.
Buon primo maggio a tutti.

 

Parole · Portatori di memoria

Luigi, il fratello di mio nonno

Quello che segue è un contributo Alex Giammaruco, portatore di memoria.

Il fratello di mio nonno che si chiamava Luigi era un poliziotto italiano  aveva capito quello che stava succedendo in Italia; aveva capito che il nazismo e il fascismo erano un male e lui non voleva più stare al servizio dello stato. Decise di non eseguire  più gli ordini, come  arrestare dei cittadini che tenevano ebrei nascosti o giustiziare partigiani.

Dopo questa decisione venne preso e messo in un carro che lo portava in Germania. Quando arrivò a Torino il carro venne assalito e Luigi venne liberato da alcuni partigiani.  Ma poiché lui viveva in Puglia e non poteva attraversare le grandi città perché  rischiava di essere preso, fece tutto a piedi, da Torino alla Puglia.  Una lunghissima camminata insieme a un suo amico. Arrivò a casa dopo due mesi e non venne più preso.

Questo scritto vuole ricordare Luigi,  per il coraggio che ha avuto e per essere stata una persona con un’anima grande.