Parole

Perché un blog?

Obiettivo blog

Noooo, è lunedì, dobbiamo tornare a scuola, ah no, è virtuale. Ma scuola vera o no rimane il fatto che ci siamo noi e il blog a accompagnarvi!

 Siamo tornati a farvi passare il tempo, distanti, ma uniti

 Siamo studenti della Manara che si sono offerti di fare parte del team che lavora sul blog, aiutati e diretti dai prof Lacchini e Pipitone. 

Abbiamo ricostituito una nuova redazione con nuovi ragazzi e abbiamo aggiunto alcune categorie in cui saranno suddivisi gli articoli del sito. Troverete principalmente  sei sezioni: un blog per amico, parole, recensioni, finestra sul cortile, portatori di memoria e TG, gioco/quiz.

Da questo momento cercheremo di condividere più contenuti possibili, facendo in modo che almeno in alcuni di essi ciascuno possa trovare qualcosa che lo interessi. 

Le nostre novità:

  • Il TG: si parla delle novità che riguardano la nostra scuola, ma ci sarà anche modo di divertirsi!
  • Un blog per amico: ricette, lavoretti e tanti altri passatempi
  • La finestra sul cortile:  cosa si vede dalla nostra finestra /balcone
  • Recensioni:  libri, film, album musicali e chi più ne ha più ne metta!  La cosa che ci piace più fare sono le recensioni. Vedrete che consigli meravigliosi vi daremo!
  • Parole: in questa grande categoria troverete un po’ di tutto. Pensieri, idee, riflessioni….
  • Portatori di memoria: vi parleremo di pensieri, ricordi e storie che ci aiuteranno ha tenere sempre viva la memoria.
  • Gioco/quiz-pubblicità: ci divertiremo. E a i quiz che mettono alla prova la nostra intelligenza!

Insomma, ce ne sarà per tutti o gusti!

E abbiamo anche una mascotte!  WOOKIE!

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Parole

SAPETE COSA SIGNIFICA RESTARE DA SOLI NEL BOSCO?

Di Bianca Baratto

Diario, escursione di venerdì 10 luglio 2020

Sapete cos’è restare soli nel bosco? No, non si sa finché non si prova.
Ci troviamo sull’appennino Tosco – Emiliano (in Toscana). Un’escursione come tante. La nostra meta è la croce di legno del Monte Cinollo, un po’ prima del Prato del Ferro.
Ci siamo incamminati. Io e i miei genitori avanzavamo sul sentiero assolato. Mio papà (che si intende molto di tragitti di montagna e ne scopre sempre di nuovi) consultando la mappa aveva scoperto che si potevano fare molte scorciatoie per evitare pezzi al sole. Poco dopo la partenza, abbiamo visto un sentierino piuttosto ripido che saliva molto più in su rispetto al sentiero principale. Era una valida possibilità di evitare il pezzo iniziale molto assolato. Io e mio papà ci siamo inerpicati sul sentierino. Mia mamma, che è un po’ fifona, ha preferito proseguire sul sentiero principale.
Sali, sali, sali. Sali, sali, sali. Stavamo salendo molto. Troppo, forse. Siamo arrivati in un bellissimo castagneto. Era un posto da sogno. C’erano anche dei funghi. Velenosi, probabilmente.
Non si poteva tornare giù, eravamo saliti troppo. Non vedevamo più il sentiero e non sentivamo più la mamma. Allora qual era la cosa più logica da fare, considerando che non c’era campo e che comunque mia mamma non ha il cellulare? Chiamarla a voce: “Maria! MARIA!”, oppure: “Mamma! MAMMA!”.
Non rispondeva. L’avevamo persa.
Mio padre ha assunto l’espressione di chi ha appena mangiato qualcosa di schifoso, tipo delle larve al pesto. Io sono rimasta calma, e, molto pacatamente, gli ho fatto notare un fungo grigio-marroncino molto grande.
Lui voleva andare avanti a vedere com’era il sentiero, ma io gli ho detto che era meglio di no, se no ci perdevamo a vicenda anche noi due. Così siamo andati assieme. Il sentiero era percorribile, e siamo saliti ancora, continuando a chiamare la mamma, che non rispondeva.
Il sentiero si faceva sempre più impervio: era stretto, scosceso, con rami caduti e foglie scivolose, ma si poteva ancora avanzare. A un certo punto siamo arrivati davanti a un tronco caduto. “Cosa facciamo?” ho chiesto a mio padre. Lui, che era qualche metro più indietro di me, mi ha chiesto: “Si riesce a scavalcarlo?”
“Sì, si dovrebbe riuscire…” gli ho risposto io. Ci ho provato e ce l’ho fatta, come anche lui. Dopo un po’ siamo arrivati a una discesa. Abbiamo esultato: era quella che si ricongiungeva al sentiero principale!
Ma la mamma non c’era. Abbiamo pensato che doveva essere più indietro, visto che noi avevamo fatto la scorciatoia. Così mio papà mi ha detto di restare lì all’ombra e che lui sarebbe tornato indietro a cercarla. Io ho protestato dicendo che ad aspettare e basta ero inutile. Ma lui mi ha spiegato di no, perché nell’eventualità che la mamma fosse stata avanti e fosse tornata indietro a cercarci, doveva esserci una persona ad aspettarla, quindi non ho più protestato. È partito lasciandomi il suo zaino, il bastone e la borraccia, così sono stata venti minuti da sola nel bosco. Sono stati venti minuti in cui ho avuto paura, ma sono stata anche felice: è stata un’esperienza mozzafiato!
Pochi minuti dopo che mio papà se ne era andato, ho deciso di costruire due piccoli “omini” (una pila di sassi; spesso l’omino si usa per indicare la strada giusta alle persone che passano sul sentiero) nel caso in cui non mi avessero più trovata, ipotesi alquanto inverosimile, ma non si sapeva mai.
Vista e udito erano al massimo, concentrati su ogni singola foglia in movimento e ogni singolo, infinitesimo fruscìo. Ero seduta all’ombra, quando mi sono alzata di botto. Avevo sentito un rumore più forte degli altri. Ho preso il bastone, all’erta, in caso uscisse un cinghiale dal fitto del bosco. Non ne sono arrivati, per fortuna. Ho fatto un gran respiro e poi ho chiamato la mamma. Non ha risposto. L’ho chiamata altre volte. Niente.
Meno male che in quei giorni stavo leggendo Harry Potter: ho concentrato i miei pensieri su di lui e sugli altri personaggi della saga, e così mi sono distratta dalla paura. Ho pensato a Luna Lovegood, sempre un po’ svampita, ho pensato a Harry, a Ron, a Hermione e agli altri. Poi ho chiamato di nuovo. Niente.
Come avrei voluto avere qualcuno con cui chiacchierare! Poi mi sono ricordata di non essere sola: c’era Cernunnos, il dio dei boschi e delle montagne.
Dopo qualche minuto è passata un fuoristrada grigio con su due uomini. Uno fumava un sigaro. Quella presenza umana durata un istante ha saputo riempirmi di nuovo di speranza. Ho chiamato di nuovo la mamma. Mi è sembrato di udire una flebile voce di rimando. L’ho chiamata di nuovo. Ancora quella voce lontana. Un terzo richiamo e… Mi ha risposto il papà! L’aveva trovata!
Dopo un minuto è arrivato di corsa, precedendo la mamma, e senza volerlo ha distrutto i miei omini. Ho preso uno dei sassi che li componevano. Era luccicante. Me lo sono messo in tasca e ho deciso di usarlo per il mio Giardino Zen.
Il Giardino Zen è una composizione formata da sabbia, 34 sassi di dimensioni variabili, una candelina e un piccolo rastrello. Si può comprare oppure fare con dei sassi e della sabbia presi in un posto per noi significativo. Io ho deciso di farmelo. La sabbia rappresenta l’acqua, visto che è raccolta in spiaggia, i sassi la terra, la candelina il fuoco e il tutto l’aria. Serve per ragionare sugli scopi che si vorrebbero raggiungere.
Io non l’ho ancora finito, ma quando il Coronavirus non ci sarà più vorrei completarlo e meditare sui miei obiettivi: iscrivermi a un corso di pallamano e al Gruppo Alpes del CAI di Milano per fare tante gite in montagna.

Parole · Portatori di memoria

Sant’Anna di Stazzema, per non dimenticare

Bianca Baratto  

SANT’ANNA DI STAZZEMA: 12 AGOSTO 1944

Sant’Anna è una frazione di Stazzema, un comune toscano in provincia di Lucca. Il 12 agosto del 1944, durante la Seconda guerra mondiale, i tedeschi penetrarono nel borgo e uccisero tutti gli abitanti e i moltissimi sfollati che si trovavano lì. Molti, prima di morire, vennero torturati. Tanti uomini erano fuggiti, o a combattere, o a nascondersi; le donne e i bambini, invece, erano rimasti lì. I tedeschi non risparmiarono nessuno. Ogni anno, il 12 agosto, si commemora questo crudele episodio per ricordare tante persone uccise senza colpa dai nazifascisti.

A Sant’Anna di Stazzema, camminando per pochi minuti lievemente in salita, si possono raggiungere una lapide e un monumento commemorativo. Lungo il cammino si possono osservare delle piccole stazioni con dei bassorilievi, due per stazione. In uno è rappresentata una scena delle sofferenze di Gesù quando dovette portare la croce, la seconda rappresenta una tortura dei tedeschi paragonata all’episodio biblico. 

Sulla lapide si possono leggere tutti i nomi delle persone uccise e per alcune anche la rispettiva età. La vittima più giovane fu una bambina di venti giorni, Anna Pardini.

L’anno scorso, un artista di nome Gianni Moretti ha costruito 27 mila cardi metallici, calcolando più o meno i giorni che questa bambina non ha potuto vivere: un cardo per giorno. I cardi hanno una capocchia rotonda dorata e uno stelo con foglie di metallo. Il tutto termina con una punta tipo picchetto. Recandosi alla sede del Comune di Milano nell’autunno del 2019, si poteva prenderne uno o più a testa: erano disposti in cerchio nel cortile di Palazzo Marino. Chi li aveva presi doveva impegnarsi a piantarli entro il 12 agosto con l’aiuto di un martello nel punto che preferiva lungo il sentiero nel bosco che da Sant’Anna porta fino a Culla, un’altra frazione di Stazzema. 

La gente è stata molto creativa: ce ne sono piantati in cavità di alberi, in buchi nelle rocce e sul sentiero. Alcuni hanno perfino l’iniziale del nome di chi l’ha piantato. L’obiettivo di questo artista è che riflettano la luce del sole. 

La finestra sul cortile

Poesie in quarantena

Di Bianca Baratto

Certe volte, quando il lockdown era ancora stretto, mi venivano in mente delle poesie. Mi affacciavo alla finestra e vedevo una Milano deserta. Tutto ciò suscitava in me un grande senso di vuoto e di desolazione, ma in fondo era anche un po’ suggestivo.

Ecco qui di seguito alcune delle poesie che ho scritto.

12 aprile 2020

Finestre di morte

finestre di prigione

finestre di case

finestre buie

finestre condensate

finestre bagnate di lacrime

di un’anima in pena

*

13 aprile 2020

Un fiore da solo

nella brezza autunnale

viene portato via

*

22 aprile 2020

Aria di primavera

aria fresca

che mi scompiglia i capelli

che porta gioia

e speranza,

la primavera

e la sua brezza

*

5 maggio 2020

La luna svetta

in cielo

sopra tutti noi

e ci comanda

come un unico popolo

Le nostre recensioni

Una mamma per amica

Di Giulia Rancilio

Il titolo originale della serie è Gilmore Girls. Narra di Lorelai Gilmore, una donna americana che ha avuto a 16 anni la figlia Rory. Scappata dalla casa dei suoi genitori, Lorelai vuole diventare autonoma e crearsi una nuova vita, in un’altra città, insieme a sua figlia Rory. Madre e figlia si trasferiscono in una piccola cittadina chiamata Stars Hollow, dove Lorelai trova lavoro come cameriera in una locanda. Lorelai ha da sempre avuto problemi di comunicazione con i suoi genitori Richard e Emily e da quando se n’è andata di casa, li vede solo una volta all’anno. Il padre di Rory, Christopher, è figlio di un benestante, ma Lorelai non ha mai voluto sposarlo visto la loro giovane età. Christopher è comunque un padre sempre assente, chiama la figlia di rado e la va a trovare una volta ogni tanto. 

Lorelai e Rory, però, hanno una grande forza:il loro rapporto è particolare, più che mamma e figlia, diventano amiche e si confidano sempre tutto.

La serie mii è piaciuta perchè ti fa commuovere e ridere allo stesso tempo, i dialoghi sono carini. La storia ti coinvolge facendoti immedesimare, proprio per questo la consiglio soprattutto alle ragazze.

Le nostre recensioni

NIGHTMARE-REMAKE

Di Niccolò Cannarozzo

Thriller, horror e drammatico 

Data uscita del remake: 2010

Regista: Samuel Bayer

Cast: Jackie Earle Haley

Trama: Il film racconta dell’incubo di cinque adolescenti il cui sonno è disturbato dai sogni indotti da Freddy Krueger.  Ma non sono sogni come gli altri perché se Freddy ti uccide nel sogno, muori realmente. La saga è stata creata dal genio di Wes Craven.

Commento personale: Qui vi ho messo il remake perchè secondo me vedersi 6/7 film per capire la storia può essere noioso. Secondo me è un bel film, uno di quegli horror non così spaventosi, con una storia bella, diversa dal solito killer o dalla solita casa infestata. “Buonanotte”

Freddy Krueger

Un blog per amico - tutorial

Zucchine alla pizzaiola

Ciao oggi vi voglio dare la ricetta delle zucchine alla pizzaiola senza usare il forno.

Questo pasto sarà semplice da fare ma anche molto nutriente.

INGREDIENTI:

-zucchine (varia il numero delle zucchine da quello delle persone, io ne ho usata 1 per 2 persone)

-pomodori maturi (se volete potete usare la salsa di pomodori se non vi piacciono a pezzi)

-uno spicchio d’aglio

-Olio di oliva

-grana 

-mozzarella

COME SI FA:

tagliate le zucchine a rotelline o ha strisce e tagliate i pomodori a piccoli pezzetti (se non usate la salsa). Poi mettete l’olio in una pentola e fatelo soffriggere. Poi aggiungete i pomodori tagliati e uno spicchio d’aglio e lasciateli per 2/3 minuti. 

Quando sono pronti aggiungete le zucchine e giratele con i pomodori quanto basta per cuocerli bene. Quando sono pronti e cotti togliete l’aglio e aggiungete il grana grattato e la mozzarella.

 Dopo poco si saranno sciolti e avrete delle ottime zucchine alla pizzaiola.

NOTA PERSONALE:

questo piatto quando sarà pronto non sempre ha un aspetto appetitoso ma vi assicuro che invece è molto buono!