Le nostre recensioni

IL Diario di Anna Frank

di Rita Capuano

 

L’alloggio segreto, 12 giugno 1942- 1 agosto 1944

Titolo: Il diario di Anne Frank

Autore: Anna Frank

Editore: Einaudi

Genere: Diario autobiografico

Storia dell’autore

Anna Frank è una ragazza  di origine ebrea.

 Per trovare scampo dalla persecuzione nazista, la sua famiglia e la famiglia dei Van Daan si rifugiarono in un alloggio segreto, ad Amsterdam, fino a quando, il 1 agosto 1944, furono scoperti.

Arrestati e condotti nei campi di concentramento, Anne, la mamma, e Margot, la sorella, morirono.

Otto Frank, il padre sopravvissuto ai campi di concentramento, ritrovò il Diario di Anne e decise di pubblicarlo.

Trama del Diario

Il Diario di Anne Frank racconta la storia della sua vita di adolescente, chiusa in un nascondiglio. Ricevuto il Diario il giorno del suo compleanno, la ragazza lo  chiama Kitty. Anne vede il Diario come un’amica, l’amica migliore che ci sia, e a lei, quasi ogni giorno,  racconta come passa le sue giornate, le sue emozioni, le sue incertezze, i suoi odi, come si trovava nell’alloggio e tante altre cose che avrebbe raccontato a un’amica speciale, che purtroppo nell’alloggio non aveva.

Racconta anche le piccole insofferenze, come le discussioni sul cibo, sull’uso del bagno.

A volte racconta di Peter, il ragazzo del quale che pian piano scopre di essersi innamorata.

Non riesce a trovare un minimo di equilibrio: il padre e la madre sembrano allontanarsi da lei e la sorella è  sempre pronta a criticare.

Il Diario si conclude il 1 agosto 1944, quando furono deportati.

Nonostante le differenze profonde delle due situazioni, ho capito un po’ le difficoltà di Anne nello stare sempre rinchiusa in un alloggio segreto, con la paura di essere scoperti e deportati.

Parole · Portatori di memoria

Pom

Andrea Braglia, portatore di memoria 

La storia che vi racconto oggi mi è stata detta da mia nonna che li è stata raccontata da sua madre perché lei era troppo piccola. Il racconto si svolge circa nel 1945  in una frazione del comune di Bomporto in provincia di Modena di nome Solara lì viveva mia nonna con tutta la sua famiglia. In  quel periodo il paese era stato occupato dai Tedeschi e c’era un soldato Tedesco che aveva legato molto con i cittadini di Solara, sopratutto con i miei bisnonni. La sera, molte volte, dopo aver finito il suo turno, senza farsi vedere, veniva di fronte a casa dei genitori di mia nonna, bussava alla porta e loro dicevano ‘chi è?’ e lui rispondeva ‘ sono Pom’, che in dialetto significa mela. Quel nomignolo  lo utilizzavano come nome in codice, così i miei bisnonni capivano che era lui e lo facevano entrare.

Quando veniva  a casa dei miei bisnonni a mangiare o a fare una chiacchierata, tutti insieme si divertivano molto e per lui erano come fossero la sua famiglia in Italia, perché lui aveva già una famiglia in Germania, una moglie e dei figli e gli mancavano, ma gli piaceva stare qui.

Un giorno Pom è entrato velocemente in casa dei nonni di mio padre piangendo. Il motivo perché stava piangendo era che gli ufficiali Tedeschi gli avevano ordinato, prima di ritirarsi, poiché stavano per arrivare gli Alleati di bruciare Solara, ma lui disse ai miei bisnonni che non avrebbe mai incendiato il paese e così Solara si salvò. Qualche giorno dopo al mio bisnonno  dissero che Pom era stato ucciso per non aver eseguito l’ordine. Quel giorno fu molto triste per tutto il paese. POM verrà sempre ricordato come una persona umile

Parole · Portatori di memoria

Una scelta di vita

Alfredo Coccia, portatore di memoria

Mia nonna è nata a Genova, il 23 marzo del 1935. La memoria che voglio raccontare inizia quando a 15 anni visitò il centro  Don Orione a Genova . Era istituto creato per i bambini orfani o  abbandonati dalla famiglia. Quello che vide  la colpì profondamente. C’erano bambini chiusi in gabbie o costretti e legati  nel letto. Bambini malati non solo nel corpo ma anche nella mente.  Urla e tanto dolore. Si ricorda ancora di una bambina, a distanza di tantissimi anni.

Passano gli anni e ci catapultiamo nel 1968, durante i movimenti studenteschi, lei si trovava  a Parigi per studiare psicologia nell’età infantile. Quella Bambina del Don Orione l’aveva spinta fino all’università. A Parigi si discuteva molto dei manicomi, di istituti chiusi dove la  “pazzia” o malattia mentale era da isolare, recludere e nascondere. Mia nonna si avvicinò con convinzione al movimento della psichiatria che sosteneva la chiusura dei manicomi e di impostare un nuovo modo di lavorare con i pazienti malati di mente. I pazienti non erano oggetti da costringere o aggiustare con farmaci, ma persone da ascoltare, capire e non da nascondere. Da Parigi si spostò a Trieste, li incontrò Franco Basaglia. Iniziò a fare volontariato nell’ospedale psichiatrico di Trieste, si occupava dei laboratori di disegno e arte con i ragazzi e adulti della clinica. Ha sempre definito le persone “diverse” , non diverse ma “gioielli da scoprire”.  Da tutte queste esperienze, ha deciso di  dedicarsi al settore della psicologia e ancora oggi, a 85 anni, ci lavora ancora.

Il suo approccio testardo e determinato, convinto che la generalizzazione sia un grande difetto, la guida oltre che sul lavoro anche nei viaggi che fa sull’Himalaya per  aiutare le bambine nepalesi e tibetane, escluse dalle scuole,  sempre alla ricerca di “gioielli da scoprire”.

Le nostre recensioni

Unfortunate events – la serie

di Giulia Rancillo

“Una serie di sfortunati eventi” è una serie originale di Netflix uscita il 13 Gennaio 2017 composta da 3 stagioni, ogni episodio dura 30/40 minuti.

TRAMA

La serie narra le sfortunate vicende dei tre ragazzi Violet, Klaus e Sunny Baudelaire. Rimasti orfani a seguito di un violento incendio che ha distrutto la loro casa e ucciso i loro genitori, i fratelli vengono continuamente perseguitati dal conte Olaf, malvagio individuo disposto a tutto pur di mettere le mani sulla loro eredità. L’uomo, infatti, dopo essersi inizialmente dichiarato loro tutore proprio nella speranza di appropriarsi della fortuna dei Baudelaire, avendo fallito nei propri intenti continuerà ad inseguire gli orfani eliminando tutte le persone che cercano di aiutarli.

Ve la consiglio perché:

-È ricca di suspense!

-È ben scritta e, nonostante in alcune parti sia drammatica, decisamente coinvolgente

-È adatta soprattutto alle ragazze e ai ragazzi di prima e seconda media

Parole

Donnie Darko-film della settimana

Articolo di Niccolò Cannarozzo


Genere:Fantastico/ Fantascientifico/thriller/drammatico
Data di uscita:2001
Regista:Richard Kelly
Distribuzione in italiano:Moviemax Attori: Jake Gyllenhaal, Jena Malone
Trama: Siamo negli anni ’80 e Donnie Darko è un ragazzo in crisi esistenziale, che soffre di schizofrenia e sonnambulismo. Una notte scampa alla morte perchè un coniglio antropomorfo, Frank, lo conduce fuori casa, dove invece precipita il motore di un aereo. Frank gli annuncia la data molto prossima della fine del mondo. Da questo annuncio il film si sviluppa fino alla sorprendente conclusione finale.
Commento Personale: Film Cult, molto bello, difficile da capire ma che fa riflettere.

Parole

RECENSIONE ATYPICAL

Articolo di Irene Brambille e Alfredo Coccia


Atypical è una serie Netflix composta da tre stagioni di circa dieci episodi, ognuno di circa mezz’ora. La serie parla di un ragazzo autistico di nome Sam amante dei pinguini e dell’antartide che, a diciott’anni, decide di trovarsi una ragazza. Sostenuto dall’amico Zahid, esperto di ragazze, si butterà a capofitto in questa storia, mettendo un po’ a subbuglio la famiglia. Sua madre è iperprotettiva, come se non volesse che il figlio cresca. Inoltre tradisce il marito con un barista e la sua vita precipita in un abisso. Il mio personaggio preferito è la sorella di Sam: Casey, un’atleta brava a tal punto che verrà selezionata da una scuola di lusso. Casey ha un rapporto molto bello con il fratello anche se spesso si comporta male con lui. La serie tratta ovviamente l’autismo, ma molto meno di quanto ci si possa immaginare; parla anche delle conseguenze terribili delle bugie, le quali sono davvero presenti nella serie. Una cosa bella di questa serie è che guardandola ti senti a tuo agio, forse per la credibilità del tutto. L’attore che interpreta Sam è davvero bravo, anche perchè per entrare meglio nella parte ha letto molti libri sull’autismo. Insomma, questa serie è molto bella, forse all’inizio un po’ noiosa ma si fa avvincente dopo poche puntate, e non riesci più a staccarti dallo schermo. Aspettiamo la quarta stagione, che uscirà nel 2021.

il mio 25 aprile e il mio primo maggio · Parole · Portatori di memoria

Buon Primo Maggio

Di Sophie Mejean

Oggi è il 1° maggio in questa data viene celebrata in molti paesi del mondo la Festa dei lavoratori, per ricordare tutte le loro lotte a sostegno della conquista dei loro diritti.
Bisogna sempre pensare al 1° maggio come un giorno di memoria, ma soprattutto di lotta, per fare in modo che i diritti conquistati dai lavoratori che hanno portato un avanzamento generale a tutta la società libera e democratica non vengano pian piano smantellati.
La nostra Costituzione dice, nel suo primo articolo, che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, proprio perché i nostri Padri costituenti giustamente vedevano nella centralità di un lavoro dignitoso e giusto un elemento di emancipazione e libertà per tutte le donne e tutti gli uomini di questo paese.
Buon primo maggio a tutti.

 

Parole · Portatori di memoria

Luigi, il fratello di mio nonno

Quello che segue è un contributo Alex Giammaruco, portatore di memoria.

Il fratello di mio nonno che si chiamava Luigi era un poliziotto italiano  aveva capito quello che stava succedendo in Italia; aveva capito che il nazismo e il fascismo erano un male e lui non voleva più stare al servizio dello stato. Decise di non eseguire  più gli ordini, come  arrestare dei cittadini che tenevano ebrei nascosti o giustiziare partigiani.

Dopo questa decisione venne preso e messo in un carro che lo portava in Germania. Quando arrivò a Torino il carro venne assalito e Luigi venne liberato da alcuni partigiani.  Ma poiché lui viveva in Puglia e non poteva attraversare le grandi città perché  rischiava di essere preso, fece tutto a piedi, da Torino alla Puglia.  Una lunghissima camminata insieme a un suo amico. Arrivò a casa dopo due mesi e non venne più preso.

Questo scritto vuole ricordare Luigi,  per il coraggio che ha avuto e per essere stata una persona con un’anima grande.

il mio 25 aprile e il mio primo maggio · Parole · Portatori di memoria

Un omaggio a chi è morto per il lavoro

Di Matilda Schiavone

Il 1 maggio è la festa dei lavoratori, di lotte per i diritti e per la riduzione della giornata lavorativa.

Questa giornata nasce nel 1866 dopo una promozione del governo a Chicago.

Ci sono state persone morte per i diritti e ora non vediamo l’ora di ritornare a casa e pensare “evviva domani è l’1 maggio e non si lavora”, ma bisogna pensare che molte persone hanno perso la vita per arrivare a ottenere la libertà   une lavoro sicuro e non pericoloso.

Le leggi per i lavoratori sono state fatte proprio per tutti, ma molti non hanno ancora questi diritti e infatti molte persone dall’altra parte del mondo o anche da questa parte del mondo addirittura non hanno nemmeno il lavoro! Ma i diritti sono necessari e irrinunciabili per tutti, per tutte le persone, tutti i bambini. Se così non fosse la nostra comunità andrebbe  a rotoli.

 Grazie a tutte le persone che hanno cercato nella loro vita di andare contro le ingiustizie! 

Grazie a tutte le persone che anche nella vita quotidiana, se vedono un’ingiustizia non stanno zitte, ma parlano e si indignano contro le persone che invece calpestano i diritti.

 E poi mi fa arrabbiare pensare che alcuni diritti non ci sono ovunque, per esempio il diritto di andare a scuola. Non tutti possono andare a scuola, il diritto di mangiare, non tutti purtroppo possono mangiare, non tutti ne hanno i mezzi.

Tutte le persone che hanno lottato per ottenere diritti per i lavoratori, contro lo sfruttamento dei lavoratori, sono state fondamentali per tutti.

Oggi  è un giorno veramente felice e speciale perché ti rendi conto di quanto le persone a volte possano essere meritevoli e possano aiutare la gente. 

Apprezziamo tutti il lavoro, perché è un diritto faticosamente conquistato, non odiamolo ma neanche “esageriamo”.

Grazie per la lettura.