Omicidio a Marrakech

Un cupo giovedì di Settembre nel lontano 1972, a Marrakech, fu ritrovato il cadavere di una signora di 52 anni, in un vicolo, nella parte vecchia della città.
Il commissario Abdul venne avvisato dell’accaduto mentre era in stazione centrale a prendere un caffè. Si recò subito sul posto con la sua squadra. Osservando la vittima e guardando i documenti che aveva nella borsa scoprì che si chiamava Leila El Loussi. Era sdraiata a terra, in una pozza di sangue e accanto a lei vi era una delle sue scarpe, priva del tacco.
Il commissario convocò in caserma le uniche persone che potevano aver commesso il crimine: sua figlia Melek, suo marito, e il suo vicino, perché erano le uniche persone con cui era stata vista l’ultima volta. Durante gli interrogatori Abdul rivolse a tutti la stessa domanda: “Nel presunto momento dell’omicidio, dalle 14:00 alle 15:00, dove eravate?”. Il marito rispose : “Ero allo stadio a vedere la partita di Coppa d’Africa”. Il vicino disse che stava innaffiando le piante del suo meraviglioso giardino e aveva impiegato l’intero pomeriggio, la figlia invece rispose che era andata al supermercato per acquistare del cibo necessario per la cena.
Abdul la interruppe subito e le disse: “Stai mentendo! Il supermercato a quell’ora era chiuso. Non potevi essere lì. Invece, eri impegnata ad uccidere tua madre. Perché lo hai fatto? Abbiamo ritrovato il tacco con su le tue impronte digitali. Sei colpevole!”. La figlia, ormai incastrata dal commissario, decise di confessare e disse: “Sì sono
stata io. Mia madre aveva tanti soldi e non mi dava nulla. Le avevo chiesto di aiutarmi a comprare una casa, per essere indipendente, ma lei era troppo avida e possessiva. Mi voleva al suo servizio, notte e giorno, non mi lasciava vivere serenamente. Così in un momento di rabbia, l’ho uccisa. Con la scusa di una passeggiata, l’ho portata nel vicolo, l’ho spinta e, vista la sua fragilità, è caduta a terra, perdendo una scarpa. Allora l’ho presa e con il tacco l’ho colpita, con violenza, in testa, uccidendola. Speravo di poter vivere felice con la sua eredità”.
A quel punto il commissario disse: “Mi dispiace! Un altro caso è stato risolto”.
Leonardo, Lorenzo, Sophia, Emili
La morte della Star Luisella

Era una tranquilla sera, a New York, quando ad un certo punto uno spazzino, che stava svolgendo il suo turno di pulizia della strada, trovò il corpo della star del cinema “Luisella”, in una pozza di sangue.
Lo spazzino chiamò immediatamente il commissario Leonardo, che rispose subito: “Polizia desidera?”. Lo spazzino, con voce tremolante, disse: “Buonasera, mentre stavo svolgendo il mio turno di lavoro, ho trovato un cadavere! Sono sulla venticinquesima strada. Muovetevi!”. “Arriviamo subito”- disse il commissario.
L’investigatore Leonardo arrivò e notò che per terra, accanto alla vittima, c’erano dei fili d’erba e perquisendo la vittima si accorse che, nel portafogli, non aveva soldi ma solamente dei documenti che permisero di identificare chi fosse la persona uccisa. L’ispettore tornò in centrale e attraverso una ricerca sul database, riuscì a scoprire che la sera dell’omicidio, la vittima era andata al casinò con altre tre persone: la
sorella di Luisella, il suo fidanzato e il marito della sorella. Così concentrò le sue ricerche su queste persone, ormai presunti sospettati.
Il primo interrogato fu Pippo, il fidanzato di Luisella, che era un uomo d’affari, alto
un metro e settantacinque e con due baffi a cilindro. Alla domanda dell’ispettore su cosa avesse da dire su quella serata lui rispose: “Luisella è entrata con me e sua sorella al casinò, ma dopo un paio d’ore è uscita, mentre io e mia cognata siamo rimasti dentro e abbiamo continuato a giocare per tentare la fortuna. Non so
dove sia andata poiché non l’abbiamo più rivista”. Dopo interrogò Giacomo, il marito della sorella di Luisella: era un contadino basso e tarchiato. Anche lui espose il suo alibi che lo rendeva innocente. Ma l’investigatore notò subito che sulla sua maglia c’erano gli stessi fili d’erba trovati sul corpo della vittima. Così immediatamente gli chiese perché avesse quei fili d’erba sulla maglia e lui rispose in maniera seccata: “Beh……. faccio il contadino e non è una novità aver addosso dell’erba!”. “Ed è un caso che gli stessi fili siano sulla vittima?” disse, con fare sospettoso, l’investigatore. Giacomo non resistette, capì subito di essere stato scoperto e disse: “Eh….. va bene! Quella riccona mi ha sempre deriso e poi usato per i suoi comodi. Così ho aspettato che uscisse dal casinò è l’ho colta di sorpresa, come un ladro, rubandole i soldi. Non volevo ucciderla, ma in quel momento non sono riuscito a controllarmi, così preso da un grande impeto rabbioso, l’ho uccisa” .
Giacomo venne arrestato e i soldi vennero ritrovati.
Un altro caso era stato risolto.
Riccardo, Salima, Tommaso, Alessandro M.
La festa di Pierina

L’ispettore Cartucci era nel suo studio quando, all’improvviso, gli arrivò una chiamata sul cellulare da un numero che non riconobbe subito. Era la sua amica Pierina, che lo invitava per festeggiare insieme il suo compleanno. Cartucci chiese se avesse potuto portare tre suoi amici, Elisa, Federico e Alberto. Pierina senza esitare rispose che sarebbe stato un piacere per lei.
La festa incominciò e tutti si divertivano. Ad un tratto, Pierina disse ad uno dei suoi amici: “Siccome abbiamo accumulato tanta spazzatura, vado a buttarla giù nello scantinato”. Dopo un po’ di tempo, tutti erano molto preoccupati perché Pierina non era più ritornata in casa. Solo un invitato non aveva manifestato alcuna preoccupazione, Alberto. Per un po’ di tempo non era stato presente in casa poiché era andato a sgranchirsi le gambe fuori e al ritorno, non aveva intuito nulla di quello che fosse successo.
L’ispettore, preoccupato, andò a vedere la stanza riservata ai cassonetti e trovò Pierina a terra, morta. Non aveva più i gioielli che aveva indossato durante la festa e il portafogli che aveva in tasca era senza soldi. Cartucci andò dai suoi amici, unici sospettati, poiché presenti alla festa e li avvisò subito del fatto accaduto. Iniziò immediatamente a fargli alcune domande e chiese, ad ognuno di loro, cosa stessero facendo nel momento in cui Pierina era andata a buttare la spazzatura.
Elisa e Federico dissero che erano andati a bere un drink e a scambiare due chiacchiere sul balcone dell’appartamento. Alberto disse che era andato a sgranchirsi le gambe vicino al parco.
L’ispettore non ebbe dubbi. Sapeva già chi fosse il colpevole perché, quando chiamò Alberto, lui rispose con tono molto agitato e preoccupato, come se già sapesse cosa l’ispettore gli avrebbe chiesto. Cartucci gli controlló le tasche e trovò soldi e i gioielli di Pierina. Inoltre, perquisendo la sua valigetta, trovò anche la scarpa mancante che aveva utilizzato come arma per ucciderla.
Alberto, ormai incastrato, confessò la sua colpevolezza e raccontò che era stato lui ad ucciderla perché aveva perso il lavoro e voleva rubargli i gioielli e soldi per poi venderli e continuare la sua misera vita, in modo più tranquillo. Così fu arrestato. L’ispettore disse: “Il caso è chiuso”!
Alessandro E., Aurora, Giulio, Adam
Telefonata con omicidio

Un pomeriggio una poliziotta di nome Bianca sta pattugliando la zona principale della città, quando all’improvviso vede una giovane donna, morta in un vicolo. Subito Bianca chiama l’ispettore Ginn per risolvere il caso. I due esaminano il corpo della vittima e ritrovano, accanto ad esso, un tacco a spillo, dell’erba, un cellulare e il petto della vittima pieno di sangue.
L’investigatore prende il telefono della signora trovata morta e va a cercare gli ultimi tre contatti, registrati nelle chiamate. Telefona ad ognuna delle tre persone contattate e li invita a recarsi in caserma. I due poliziotti tornano in centrale e anche i tre sospettati si recano lì.
Il primo sospettato è un uomo ricco e avido chiamato Roberto De Piumini, amico della donna ritrovata morta. Inizia l’interrogatorio. L’investigatore gli chiede: “Cosa vi siete detti nell’ultima conversazione telefonica?”. Roberto risponde con voce sicura: “Parlavamo di affari! Non vi posso dire altro, perché il resto della discussione riguarda cose molto private”. L’ispettore prosegue con il secondo sospettato. È uno spazzino che lavora in un parco pubblico della città. Ginn gli rivolge la stessa domanda. Il sospettato risponde: “Io l’ho chiamata per salutarla, visto che non la vedevo da un po’ di tempo. Abbiamo fatto due chiacchiere amichevoli, niente di più. Poi ci siamo salutati e ci siamo ripromessi che ci saremmo rivisti presto”. L’ispettore, prima di interrogare Lara, la terza sospettata, si accorge della presenza di macchie
di sangue sulla sua maglietta. La interroga e le chiede: “Hai fatto qualcosa di spericolato ieri sera? Ti sei fatta male? Perché la tua maglietta è sporca di sangue?” Lara risponde: “No nulla di spericolato! Mi sono semplicemente tagliata con un coltello, e si sa che dal dito esce molto sangue ed ecco perché mi sono
macchiata la maglia. Ma della mia amica non so niente, non capisco il motivo per cui sia scomparsa”.
L’investigatore capisce subito che Lara ha mentito e con voce arrabbiata le dice: “Sei stata tu a ucciderla. Hai detto soltanto bugie. Io non ho mai detto che la tua amica fosse scomparsa. Ti sei tradita da sola!”. A quel punto, Lara, sentendosi incastrata, confessa: “Esatto! L’ho chiamata e le ho detto di incontrarci proprio in
quel vicolo. Una volta incontrata, l’ho spinta buttandola a terra, le ho sfilato una scarpa e l’ho colpita con la punta del tacco a spillo nel petto. È stato un colpo talmente forte che il tacco si è staccato dalla scarpa, che ho portato via per non far trovare l’oggetto usato per ucciderla. Era da tanto che sognavo di avere i suoi
gioielli, non mi aveva mai permesso di indossarli ed ero molto invidiosa della sua ricchezza. Lei non voleva condividerla con me, nonostante io fossi la sua migliore amica. Però non volevo farlo! Non so cosa mi sia successo, ma qualcosa è scattato nella mia testa e non ho resistito. Quindi l’ho uccisa”. “Mi dispiace Lara” dice l’investigatore. “Arrestatela! Un altro caso è stato risolto al meglio” – conclude
l’ispettore Ginn.
Dario, Luna, Mattia, Melissa


































